Un marketing tutto strofe e niente ritornelli

Un marketing tutto strofe e niente ritornelli

Il marketing scientifico mi appassiona e questo è risaputo. Molti meno sanno che ancora più del marketing mi appassiona la musica di Francesco Guccini.

Ho trascorso delle bellissime vacanze a leggere il testo “Canzoni”, dove la bravissima Gabriella Fenoglio analizza i testi di alcune delle principali opere del sommo poeta emiliano.

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Pur conoscendo praticamente a memoria quasi tutte le canzoni, ci sono stati numerosi spunti che mi hanno colpito, stupito e fatto riflettere.

E ho pensato a tanti collegamenti col marketing.

 

Si può fare un marketing senza ritornelli?

Prendiamo una delle canzoni più celebri, “Dio è morto”: tre strofe, le prime due composte da 14 versi, la terza da 9. Nessun ritornello.

O pensiamo a “La Locomotiva”: 13 strofe da 6 versi ciascuna. Nessun ritornello.

Potrei continuare così per tutte le canzoni… ma magari sei meno affezionato di me a Guccini e ti annoierei 😉

Il ritornello è una strofa che ricorre invariata durante la composizione. Spezza il ritmo della canzone, di solito lo eleva di tono. Sfrutta parole semplici con motivi “orecchiabili” allo scopo di restare impressa nella memoria. Quante volte conosciamo infatti solo i ritornelli delle canzoni? Quante volte allo stadio migliaia di persone cantono all’unisono solo i ritornelli? Beh… sono fatti per questo.

Facciamo un test: se ti dico… DAMMI TRE PAROLE… riusciresti a continuare il motivetto? Se sì con ogni probabilità non sei giovanissimo e con quasi certezza posso ipotizzare che però non ricordi nessuna strofa della canzone, neppure il titolo esatto e tanto meno l’Autore. Ci ho azzeccato?

Arriviamo finalmente al marketing… quante persone conosciamo che vivono nella loro comunicazione di frasi fatte, stereotipate, di slogan, modi di dire, formule pre-confezionate?

Persone che per questo attirano grandi pubblici. Persone che, sotto la superficie dei loro “ritornelli” hanno ben poche strofe da proporre.

Per restare nel paragone musicale, ho l’impressione che molti marketers oggi siano immersi nella “cultura” trap: tanti effetti musicali, limitato senso nel testo, ricerca del motivo orecchiabile e ricorrente, veloce flame iniziale di popolarità, altrettanto veloce dimenticanza.

I contenuti si consumano in poco tempo, spesso in poche ore. Viziati dalle logiche degli algoritmi delle piattaforme social, i contenuti nascono per essere “usa e getta”.

Io ti auguro invece, se hai avuto la pazienza e l’ardire di arrivare sin qui, di avere il coraggio di proporre metriche e linguaggi diversi rispetto a ciò che va di moda. Ti auguro di scrivere tante strofe e pochi ritornelli, indipendentemente dal lavoro che fai. Ti auguro di riuscire ad essere riconosciuto per il TUO stile e non per l’appartenenza ad uno stile. Ti auguro che il tuo successo superi i confini generazionali.

Per riprendere un passaggio dell’introduzione del libro menzionato, poi riportata anche in quarta di copertina, ti auguro di

«accendere la speranza che la discrezione e la coerenza siano qualcosa di diverso dall’utopia».

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