Smettiamola con gli eroi, sono passati di moda

Smettiamola con gli eroi, sono passati di moda

C’era una volta lo storytelling, che ha insegnato a tutti, sig.ra Maria e casalinga di Voghera comprese, a costruire una narrazione che prevede l’eroe, un antieroe, una missione, un momento di difficoltà, il riscatto e la vittoria.

Tutto bello, per carità, con un solo effetto collaterale: ci siamo riempiti di eroi! Ogni azienda si dipinge in toni eroici. Seguendo il modello dell’archetypal branding, l’eroe è di gran lunga l’archetipo più abusato.

Ma se tutti sono eroi, nessuno è davvero un eroe.

Come dice bene Cesare Cremonini nella sua «Nessuno vuole essere Robin»:

Tutti col numero 10 sulla schiena e poi sbagliamo i rigori.

Dobbiamo recuperare l’enorme fascino e l’enorme potenziale di comunicazione di figure più umili, come per l’appunto il buon Robin.

 

I vantaggi dell’uomo comune

Sempre tornando all’archetypal branding, mi riferisco ad esempio all’archetipo dell’uomo comune, rappresentato da Facebook, Birra Peroni, Ebay. Un archetipo che fa suoi valori quali la semplicità, l’umiltà, la fedeltà, l’amicizia, la condivisione.

In questo modo riusciremo ad ottenere contemporaneamente due obiettivi:

  1. da un lato saremo immediatamente distintivi, aspetto sempre più fondamentale negli affollati oceani rossi dei mercati;
  2. dall’altro avremo maggiore capacità empatica nei confronti dei nostri pubblici, abbatteremo le barriere e faciliteremo la nascita di una relazione.

Anni fa Caparezza ha dedicato una meravigliosa canzone a un certo Luigi Delle Bicocche, personaggio di fantasia che si celebrava come “eroe” per la sua capacità di compiere azioni apparentemente normali in un contesto così complesso come quello attuale, come ad esempio il fatto di combattere per la pensione, di non cedere a facili tentazioni, di amare e proteggere la famiglia.

Allora, forse, l’uomo comune, in fondo, è anche un vero eroe!

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