Discorso di insediamento

Discorso di insediamento

Carissimi,

è con emozione che mi rivolgo a voi con questo primo discorso da Presidente del Consiglio.

Sarò breve, perché il momento ci impone poche chiacchiere e molto lavoro. Voglio però chiarire il programma per i primi 100 giorni del mio Governo.

Non faremo assolutamente nulla! Sì, avete capito bene, non faremo assolutamente nulla!

Troppi governi che ci hanno preceduto hanno avuto l’ansia e la preoccupazione di dimostrare ai cittadini la loro attività, la loro sollecitudine nel dare un cambio di passo al Paese. Fuffa!

Il nostro Paese, così come le nostre imprese, non ha bisogno di interventi chirurgici, mirati e veloci. Il nostro Paese ha bisogno di qualcosa di molto diverso, molto più critico e importante: il nostro Paese ha bisogno di una nuova visione, di una nuova identità da affermare prima di tutto a noi stessi e poi al mondo.

Non si tratta di fare teoria, anzi! Si tratta fare tanta pratica ma, soprattutto, buona pratica!

Non siamo qui per fare falsa retorica. Affermiamo con chiarezza quello che pensano già tutti fuori dall’Italia: siamo un Paese in declino. Accettarlo è il primo passo per andare oltre. Accettarlo non significa rassegnarci ma, anzi, significa incazzarci, significa metterci davanti al nostro limite e con determinazione guardarlo negli occhi e desiderarlo di affrontarlo, abbatterlo, superarlo.

Ma non potremo niente se non ci poniamo con umiltà. L’umiltà di chi ammette di aver fatto dei gran casini negli ultimi decenni, di aver depauperato un patrimonio unico al mondo che ci è stato regalato senza alcun merito, di aver rinunciato a scegliere una politica industriale e persino una politica estera. Siamo banderuole al vento che hanno pure il coraggio di lamentarsi se qualcuno ci sventaglia come banderuole.

Questo però non è il tempo dell’orgoglio nazionale urlato allo stadio o nelle piazze. È il tempo dell’orgoglio nazionale di coloro che ci hanno preceduto con grandi visioni, grandi idee, grandi storie, capacità di avventura, coraggio di compiere imprese.

Marco Polo ha unito due continenti perché sapeva dove voleva arrivare e il percorso per arrivarci.

Persino Cristoforo Colombo, pur avendo sbattuto per sbaglio contro uno scoglio chiamato “continente americano” aveva l’India come obiettivo e delle carte nautiche da consultare.

Siamo un Paese in declino perché da decenni navighiamo a vista, procediamo per tentativi, rincorriamo le scadenze e ci illudiamo di poter cogliere risultati immediati.

Non noi. Ribadisco che noi non faremo nulla nei primi 100 giorni di governo. Non abbiamo la smania di imprimere il nostro segno. O, almeno, il nostro segno non sarà legato a ciò che faremo, ma a come lo faremo e ancor di più al perché lo faremo.

Se avete l’ansia andate a correre, mangiatevi le unghie, pulite casa, fate ginnastica (anche da camera in caso), ma non rompeteci le balle.

Non chiedetemi cosa faremo domani, non chiedetemi neppure quali riforme intendiamo fare nei prossimi 5 anni. Tra 100 giorni, chiedetemi che Italia vogliamo costruire fra 20 o 30 anni e chiedetemi come possiamo davvero raggiungere quella meta che oggi sembra bellissima ma altrettanto distante e quasi impossibile.

Allora vi racconterò i primi passi per andare in quella direzione: un viaggio da compiere con determinazione, costanza e pazienza. Insieme.

Buon lavoro a tutti!

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