Cultura del lavoro: a lezione da Maria Sharapova

Cultura del lavoro: a lezione da Maria Sharapova

Amo lo sport e gli sportivi e trovo che da loro possiamo imparare tantissimo tutti noi che, di lavoro, facciamo altro. Perché gli sportivi hanno una particolarità rispetto a noi: il loro orizzonte è molto più ristretto. La maggior parte di loro cambierà vita tra i 35 e i 40 anni, mentre noi tendiamo ad immaginarci più o meno nello stesso scenario lavorativo almeno fino ai 65.

Gli insegnamenti di Maria Sharapova

Ecco perché mi ha molto colpito la lettera di addio al tennis di Maria Sharapova, grande tennista russa.

Qui ne riporto alcuni passaggi e le riflessioni che mi hanno mosso.

  1. Prima di arrivare alla fine, però, vorrei iniziare dall’inizio. La prima volta che ricordo di aver visto un campo da tennis, mio ​​padre ci giocava. Avevo quattro anni a Sochi, in Russia, così piccola che le mie minuscole gambe pendevano dalla panca su cui ero seduta. Così piccola che la racchetta che ho raccolto accanto a me aveva il doppio delle mie dimensioni. 

Mi piace moltissimo quando, in fase di primo audit col cliente chiediamo: «Ok, raccontaci come tutto è iniziato» e lui appoggia la schiena alla sedia, alza la testa e comincia a ricordare, con un sorriso sulle labbra. Troppo spesso tendiamo a dimenticarci questi incipit che, invece, dovrebbero darci slancio giorno per giorno.

  1. Quando ho iniziato a giocare, le ragazze dall’altra parte della rete erano sempre più vecchie, più alte e più forti; i grandi del tennis che ho visto in TV sembravano intoccabili e fuori portata. Ma a poco a poco, con ogni giorno di prove in campo, questo mondo quasi mitico è diventato sempre più reale. 

La distanza è fatta di piccoli passi. Poniti grandi obiettivi e agisci con piccole azioni quotidiane. Su 100 persone, 99 si lamentano della distanza. L’altra è quella che ce la fa.

  1. Il mio vantaggio, tuttavia, non era mai quello di sentirmi superiore agli altri giocatori. Si trattava di sentirmi sul punto di cadere da una scogliera, motivo per cui tornavo costantemente in campo per capire come continuare a salire. 

L’ho già scritto tante volte: smettiamola di costruirci finte maschere da super eroi. Mostriamo le nostre debolezze, quella è la vera forza. In campo così come in azienda!

  1. Una delle chiavi del mio successo è che non ho mai guardato indietro e non ho mai guardato avanti.

«Focalizzazione!» direbbero alcuni, «Mindfulness!» risponderebbero altri. Consumiamo troppe energie per rimuginare nel passato e per affannarci per il futuro. Ciò non significa certo vivere alla giornata! Questo significa vivere OGNI giornata!

Certo che devi avere una strategia a lungo termine, ma cogli il valore e gli insegnamenti di ogni giorno: ti aiuteranno a migliorare quella stessa strategia.

  1. Non mi sono mai sentita davvero obbligata a parlare di lavoro, sforzo o grinta: ogni atleta comprende i sacrifici non detti che deve compiere per avere successo. Ma mentre mi imbarco nel mio prossimo capitolo, voglio che chiunque sogna di eccellere in qualsiasi cosa sappia che il dubbio e il giudizio sono inevitabili: fallirai centinaia di volte e il mondo ti guarderà. Accettarlo. Credi in te stesso.

No, caro lettore, ti prego: non scambiare questo estratto con il vuoto incitamento del «DAI-DAI-CHE-CE-LA-FAI». Qui si tratta di riconoscere che nessuno eccelle per fortuna o per talento innato. Si eccelle per determinazione e costanza.

Maria Sharapova lascia il tennis con 5 vittorie nel Grande Slam (il circuito dei 4 più importanti tornei internazionali). Un grande risultato!

Ma lei certamente non dimentica che di tornei del Grande Slam ne ha giocati 57 e che, in finale, è arrivata 10 volte.

  1. Guardando indietro ora, mi rendo conto che il tennis è stata la mia montagna. Il mio percorso è stato riempito di valli e deviazioni, ma i panorami dalla sua cima erano incredibili. 

Ogni impresa, nel senso aziendale del termine, è davvero un’impresa, una montagna da scalare. E, come ci insegnano in molti, «la cartina non è il territorio»: essere imprenditori e non solo è molto diverso da come uno lo aveva pensato e programmato. Però è vero che, dopo molte salite e qualche imprevisto, capita che ci siano panorami incredibili che ti fanno dire: “Sì, ne valeva la pena”.

  1. Dopo 28 anni e cinque titoli del Grand Slam, sono pronta a scalare un’altra montagna, per competere su un diverso tipo di terreno. Quella voglia incessante di vittorie, però, non diminuirà mai. Indipendentemente da ciò che ci aspetta, applicherò la stessa attenzione, la stessa etica del lavoro e tutte le lezioni che ho imparato lungo la strada.

 

Il lavoro ti fa crescere, ti fa maturare, ti fa scoprire a te stesso. Ti forma come persona: ti dà valore perché ti dà valori.

E se tu dovessi cambiare totalmente lavoro oggi, sapresti cosa scrivere nella tua lettera di addio?

Sapresti raccontare cosa hai imparato in questa porzione della tua vita? E cosa vorresti insegnare a chi segue le tue orme?

Pensaci, sarà un bell’esercizio, vedrai! Buon lavoro!

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