Ho aperto una start-up innovativa e vi racconto come è andata

Ho aperto una start-up innovativa e vi racconto come è andata

Adesso che la mia start-up è finalmente attiva, ho lo spirito giusto per raccontarvi, anche con un pizzico di ironia, l’avventura intrapresa.

Perché di avventura si tratta, a lieto fine ma, come ogni buona storia, con avversari e momenti bui.

Ecco una breve cronaca (mi raccomando, non perdere le conclusioni finali, leggi tutto):

Mi informo sulle procedure di apertura: ok so tutto, sono pronto!

Mi informo se ci sono fondi/bandi/finanziamenti: un fico secco al momento, se non peripezie burocratiche che mi avrebbero fatto risparmiare forse qualche centinaio di euro, oppure finanziamenti agevolati vincolati ad alcuni istituti bancari: cose che non mi interessano per il mio progetto, quindi ok, sono pronto lo stesso.

Mi affido ad un ente di cui ho stima, cerco validazioni alle mie informazioni. Trovo persone preparate e gentili (wow!), mi dicono: «Vieni qui e in pochi giorni facciamo tutto» (wow!)

Qualche giorno dopo però mi chiamano e…: «Scusaci, c’è stato un malinteso, non possiamo seguirti noi, perché devi affidarti alla Camera di Commercio competente per la tua sede legale».

Io chiedo: «Scusa, la pratica è tutta telematica e a distanza ma devo comunque affidarmi alla Camera di Commercio locale?». La risposta è: «Sì, purtroppo è così». Io chiedo: «Ma che senso ha?», per tutta risposta cade la linea.

Arrangiati

Non c’è problema, varco la soglia della territoriale, prendo il token per la firma digitale dei documenti e un appuntamento con il referente che è una persona gentilissima, da poco in un nuovo ruolo che mi dà l’impressione di essere così contento di seguirmi come io quando devo pagare le tasse.

Non c’è problema, comincio a lavorare per fare tutte le pratiche, le invio e attendo un feedback.

Attenzione: primo inghippo! Ho scelto come requisito per l’iscrizione al registro speciale quello del “team qualificato” che prevede che almeno i 2/3 dei dipendenti abbia la laurea magistrale. Al momento ci sono solo io (ti credo, devo ancora aprirla, per forza!), quindi io valgo per 3/3 MA non sono sicuri che la mia laurea vecchio ordinamento (mi sono laureato prima della riforma) sia equiparabile con la laurea magistrale.

Io rispondo: «Tranquilli, sono sicuro che sia equiparata, mi ero informato, inoltre sono docente universitario a contratto proprio in virtù di ciò». Mi rispondono: «Mi dispiace, ma per procedere dobbiamo avere una conferma dal Ministero, abbiamo aperto un ticket online». Comincio a sudare freddo.

Passano i giorni, nel frattempo avevo già bloccato 10.000 Euro per il capitale sociale in un assegno circolare. 10.000 Euro fermi in attesa del ticket! Quindi chiamo e scrivo finché la pratica procede.

La prima parte è finita, adesso, mi dicono, devi andare fisicamente all’Agenzia delle Entrate perché non c’è il collegamento telematico tra Registro Imprese e Agenzia. Mi sembra giusto. Vado, sudo freddo, ma va tutto liscio. Torno in ufficio per caricare la ricevuta ma… non accedo all’area riservata dedicata.

Sbotto, scrivo, per tutta risposta ho un «Mi dispiace, noi non sappiamo cosa Lei vede o non vede, apriamo un ticket al Registro Imprese». Un altro ticket?!

Arriva la risposta al ticket, non si capisce assolutamente nulla, allora esco e mi presento alle 12.25 in Camera di Commercio senza appuntamento. Non scorderò mai lo sguardo di una signora di circa 50 anni e 80 chili che mi dice: «Stavamo per andare a pranzo». Lo sguardo western di Clint Eastwood non è nulla a confronto, fidatevi.

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Ma le persone gentili che mi seguono (sono gentilissime davvero!) mi accolgono, non pranzano e guardano con me. Brancolano nel buio per qualche minuto ma poi troviamo la soluzione.

Procedo con la pratica e clicco Invio. Incrocio le dita, invoco i santi, dopo qualche giorno arriva la visura camerale. Ce l’ho fatta! È finita! Sono il titolare di una start-up innovativa!

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Dopo quel giorno mi sono occupato dello sviluppo software, del branding, della strategia di lancio, del testing e di molto altro ancora, ma mi è sembrata tutta discesa! 😉

 

Conclusioni:

  1. Se avete un po’ di soldi e poco tempo andate dal notaio, non fate la procedura automatizzata come me;
  2. Trovate persone competenti che vi guidino e vi spieghino bene tutto prima di iniziare. Non ce ne sono molte, ma ce ne sono;
  3. Affrontate l’avventura come tale. Se potete, provate a riderci sopra o comunque a viverla con leggerezza;
  4. Se siete più soci affidate l’incarico in toto a uno di voi e poi offritegli da bere! Tanto e roba buona;
  5. Non lamentatevi! Non fate che le difficoltà del sistema siano il vostro alibi e non pensate che fuori dall’Italia sarebbe tutto rosa e fiori. Se queste difficoltà vi bloccano o vi irritano terribilmente, semplicemente, non avete il fisico per fare l’imprenditore;
  6. Credete nel vostro progetto (se è fatto bene) e dateci dentro: never, never, never give up!

Buona fortuna startupper di oggi e di domani!

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One Comment

  1. Lorenzo Giustarini
    Apr 26, 2017

    Un ottimo storytelling di quello che penso, purtroppo, tocchi a diverse altre persone che si cimentano in una impresa simile.

    Io sono ancora alla fase di scelta tra i business model formulati per stendere un primo business plan, quindi penso a breve (spero) mi troverò in una situazione analoga.

    Ti faccio i più sinceri auguri

    Lorenzo

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