Ti occupi di analisi? Non fare la fine del tacchino!

Ti occupi di analisi? Non fare la fine del tacchino!

Oggi è il Giorno del Ringraziamento negli Stati Uniti. Una festività della quale, probabilmente, conosciamo poco, se non che si banchetta con grossi tacchini farciti.

Deve essere stata una brutta settimana per i tacchini americani!

 

Non fate la fine del tacchino!

Ma qual è l’attinenza tra il titolo del post e i tacchini?

È una cosa seria e autorevole, chiamata “tacchino induttivista”, metafora ideata da Bertrand Russell e poi ripresa da Karl Popper, per mostrare i limiti dell’inferenza induttiva, fondamento dell’empirismo.

Ovvero, in parole semplici, per smontare il costrutto secondo il quale possiamo capire la realtà che ci circonda analizzando i singoli dati, i singoli fatti che accadono.

Ecco le parole di Bertrand Russel:

Fin dal primo giorno questo tacchino osservò che, nell’allevamento in cui era stato portato, gli veniva dato il cibo alle 9 del mattino. E da buon induttivista non fu precipitoso nel trarre conclusioni dalle sue osservazioni e ne eseguì altre in una vasta gamma di circostanze: di mercoledì e di giovedì, nei giorni caldi e nei giorni freddi, sia che piovesse sia che splendesse il sole. Così arricchiva ogni giorno il suo elenco di una proposizione osservativa in condizioni più disparate. Finché la sua coscienza induttivista non fu soddisfatta ed elaborò un’inferenza induttiva come questa: “Mi danno il cibo alle 9 del mattino”. Questa concezione si rivelò incontestabilmente falsa alla vigilia della festa del Ringraziamento, quando, invece di venir nutrito, fu sgozzato

(Bertrand Russell, 1912)

Il tacchino ha, erroneamente, immaginato una regola a partire da una sequenza di fatti ripetuti.

 

Usare i dati nel marketing: tra sfide e paradossi, ecco il metodo scientifico

Questo è l’errore che ogni azienda commette quando analizza i dati in suo possesso senza avere una corretta visione d’insieme e senza avere l’obiettivo e la capacità di costruire le relazioni causali tra i dati, ovvero senza riuscire a capire il perché avvengono i fatti misurati dai dati stessi.

Le vendite aumentano, il MOL diminuisce, la quota di mercato è stabile, abbiamo convertito il 7% del traffico del sito in profilazioni grazie alla call-to-action, etc.

Questi sono dati. Il mondo è pieno di dati, come lo sono i nostri hard disk e tutte le piattaforme per l’analisi dei dati presenti nel mercato.

Russell e Popper ci hanno mostrato che i dati, pur in grande quantità, non ci possono insegnare nulla su ciò che avverrà (lo sa bene il povero tacchino).

D’altro canto i dati non ci servono assolutamente a nulla se non sappiamo trarne delle indicazioni strategiche, e quindi di prospettiva, verso il futuro.

E questo lo possiamo fare solo se padroneggiamo il metodo scientifico che raccoglie, organizza e analizza i dati in funzione di specifici obiettivi e secondo precise teorie e modelli; dati che poi andranno verificati (confutati) attraverso dei test.

schema metodo scientifico

Quello che Russell e Popper non potevano immaginare è che il loro pensiero rappresenta oggi, a più di 100 anni di distanza, una sfida per tutte le aziende che si trovano ad avere la possibilità di raccogliere dati infiniti senza però la capacità di trasformarli in valore strategico.

Per terminare con un linguaggio matematico, possiamo dire che:

formula marketing scientifico

Buona festa del Ringraziamento!

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Comments (3)

  1. […] giorno fa ho scritto di quanto sia fondamentale saper esaminare i dati e trarre da essi indicazioni sul presente e soprattutto sul futuro dell’azienda, per non fare la […]

  2. […] però comprendere le ragioni per le quali gli eventi accadono o non accadono (si veda in merito il post dedicato al tacchino induttivista di Bertrand […]

  3. […] si basa molto sui numeri, ne abbiamo scritto abbondantemente in un recente post (e anche in quest’altro), ma il Professionista deve sempre essere conscio del suo limite: egli analizza, indirizza, […]

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