La rischiosa strategia marketing del M5S

La rischiosa strategia marketing del M5S

In questi giorni il Movimento 5 Stelle è nelle prime pagine dei maggiori quotidiani per il presunto ammanco da 1 mln di euro per falsi rimborsi.
Come sempre, lungi da me qui discutere di politica (ma so già che alcuni non riusciranno a trattenersi).
Il tema vero è: questo “scandalo” rappresenta un errore o un rischio nella strategia del M5S?
Sicuramente sì. Provo ad argomentare questa tesi sotto il profilo marketing.

Il M5S ha avuto il suo grande boom nelle ultime elezioni politiche del 2013. In quell’occasione il M5S ha rappresentato un ottimo esempio di Strategia Oceano Blu, ovvero focalizzata sulla divergenza completa rispetto agli avversari, sottolineata da un’attenta semantica:

  • non siamo né di destra né di sinistra, siamo oltre;
  • non abbiamo deputati e senatori ma cittadini eletti;
  • non siamo un partito, siamo un movimento;
  • non abbiamo un leader, abbiamo un megafono;
  • non andiamo nei talk show ma solo in piazza e nel web e molte altre attenzioni di questo tipo.

Davvero un ottimo lavoro!

Dopo questa strategia di penetrazione, il focus strategico è passato al valore dell’onestà, scandito a gran voce e a caratteri cubitali.

Io voto l'onestà

Notte dell'onestà

Carta dell'onestà

Questo passaggio mostra da un lato grande coerenza, dall’altro grande fragilità, e qui torniamo all’attualità.

 

Perché quella del M5S è una strategia a grande rischio?

Ogni soggetto, azienda, partito, movimento o singolo professionista che sia, deve fondare la propria strategia su fattori sostenibili, ovvero fondati su elementi tangibili, inconfutabili, difendibili.
Ogni scelta strategica, infatti, rappresenta una presa di posizione sulla quale tutti misureranno la nostra credibilità e sulla quale i nostri competitor proveranno, invece, a smontarla.

Dove sta quindi il rischio?
Il rischio a mio avviso sta nell’aver scelto un valore, l’onestà, non facilmente controllabile a livello centrale e chiaramente misurabile: un avviso di garanzia o un’incriminazione sono un dato che confuta la tesi dell’onestà.
Era chiaro, quindi, che i competitor avrebbero concentrato molte energie per cercare col lumicino ogni piccola falla nel sistema strategico del Movimento e per darne il massimo rilievo mediatico, in particolare nell’ultimo mese di campagna.
Chiaro che quindi, per le prossime settimane, il messaggio congiunto di PD, coalizione di centro-destra e Liberi e Uguali sarà: «Si sono sempre professati diversi ed eccoli invece a gestire i loro scandali».
Poco importa se si tratti di qualche centinaio o di milioni di Euro: ciò che conta è che abbiano tradito il loro focus strategico.

Di Maio non ha altra scelta che censurare ed espellere chi ha sgarrato, il che comporta comunque due limiti:

  1. da un lato contribuisce a dare eco alla notizia;
  2. si fa dettare l’agenda dagli avversari.

Tutto nasce da quella strategia, da quel valore, sicuramente nobile, ma dal punto di vista marketing molto rischioso.

Si è forse persa qualche competenza marketing dopo la scomparsa di Casaleggio senior? O è un rischio calcolato? Al mese di marzo l’ardua sentenza.

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