Julio Velasco, Maestro di Leadership

Julio Velasco, Maestro di Leadership

Julio Velasco è uno degli allenatori più vincenti della storia del volley.

La sua storia è diventata leggenda insieme a quella della cosiddetta “Generazione di Fenomeni”, la nazionale maschile italiana negli anni ’90.

Qualche giorno fa ha annunciato il suo ritiro, dopo 44 anni di panchina, con questa lettera.

Non è un caso che già da molti anni Velasco sia protagonista di eventi di formazione sulla leadership e sul team management.

 

Cosa comporta essere un vero leader

Julio Velasco

Anche questa lettera dimostra cosa significhi davvero essere un allenatore, un leader, in campo come in azienda.

  1. Non avere paura delle emozioni. «[…] Sono rimasto in silenzio fino ad ora e lo farò ancora per un po’, a parte questo scritto, perché per me è una situazione emotiva molto forte e ho bisogno di stare un po’ con me stesso». Siamo troppo abituati a pensare a leader senza macchia, col carattere di ferro, moderni Clint Eastwood senza paura e tutti d’un pezzo. Quanto sbagliamo! Dimostrare la nostra umanità, le nostre emozioni e anche le nostre debolezze è un segno di grande forza!
  2. Saper scendere al momento giusto. «[…] Questo momento per me non è semplice, ma come molti giocatori hanno smesso di giocare quando ancora erano forti, anch’io ho voluto chiudere la mia carriera quando ancora avrei potuto allenare, senza aspettare il declino». Vedo ancora troppi eventi centrati sul tema del passaggio generazionale e troppi imprenditori ancora in azienda nonostante l’età avanzata. Alcuni di loro sono mentalmente più giovani di me, per carità, ma altri non hanno il coraggio di ammettere a se stessi che è meglio rallentare e lasciar passare
  3. Unire i puntini. Lo diceva già Steve Jobs: è importante rileggere gli eventi della nostra vita per trovare il senso che li unisce. Velasco mette insieme i suoi inizi in Argentina con le grandi vittorie mondiali
  4. Anche se sei bravissimo, sei ciò che sei e sei riuscito a fare quel che hai fatto grazie ad altre persone, mai solo per merito tuo. Se fosse solo per te non saresti nato e comunque non saresti sopravvissuto neppure 24 ore. Velasco ringrazia le persone che lo hanno affiancato e incoraggiato
  5. Essere parte della squadra. «[…] Un allenatore non è altro che la propria squadra. Tutto quello che un allenatore fa è aiutare i propri giocatori in modo che siano loro a fare». L’allenatore è parte della squadra ma non può tuffarsi a difendere un pallone, né saltare a muro per bloccare un attacco avversario. Eppure sta lì, in piedi, a bordo campo e la sua presenza incide nel gioco della squadra. Quante volte, nelle nostre aziende, il manager è invece il deus ex machina di tutto, un collo di bottiglia, un protagonista dietro al quale gli altri vivono all’ombra? Il vero manager è colui che fa lavorare al meglio il suo team, colui che sa stare a braccia conserte a seguire, consigliare, correggere
  6. Non pensare solo ai Fenomeni. «[…] In questo momento mi ricordo di ognuno di loro. Non solo di quelli più forti. Perché molte volte un allenatore impara di più insegnando ai quei giocatori a cui le cose non vengono facilmente». Siamo tutti bravi a lavorare con i più bravi, eppure è proprio con i colleghi che ci fanno tribolare di più che possiamo avere le maggiori soddisfazioni e le occasioni per crescere nel nostro ruolo di guida

Non è un caso che moltissimi giocatori di quella Generazioni di Fenomeni sia oggi allenatore: Tofoli, Giani, Gardini, Anastasi, De Giorgi, Bracci, Bernardi.

Proprio quest’ultimo ha inflitto una pesante sconfitta alla squadra di Velasco, nella sua ultima partita. Ma un vero leader non teme la concorrenza, non fa tabula rasa attorno a sé per ridurre il suo rischio personale.

Un vero leader semina leadership e fa crescere nuovi leader.

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