10 lezioni di team building dalle ragazze del volley

10 lezioni di team building dalle ragazze del volley

Ho seguito con passione la cavalcata della nazionale femminile di volley nel Mondiale in Giappone.

Adoro la pallavolo. Ci ho giocato in adolescenza, sono stato per 10 anni un tifoso da curva sud, quando riesco rubo il telecomando ai miei figli per guardare qualche spezzone di partita.

Ho apprezzato il risultato, molti aspetti tecnici e tattici e alcuni insegnamenti che la questa Nazionale può dare a tutti, anche ai marketer e non solo a loro.

  1. I giovani sono forti. Non sopporto chi generalizza giudizi sui millennials dipingendoli come una generazione pigra, che non si impegna, senza valori, del «tutto e subito». Andatelo a dire a quelle ragazze. Hanno fatto più sacrifici loro in questi ultimi 3 anni che l’80% delle persone che giudicano i giovani in tutta la loro vita
  2. La squadra è molto più della somma degli individui. A parte Paola Egonu, le nostre giocatrici non possono ancora essere considerate delle top player. Eppure siamo medaglia d’argento
  3. Le avversità come opportunità. Non potremo mai saperlo, ma forse in quelle bordate di Paola Egonu e di Miriam Sylla, ci sta anche qualche episodio di vita non facile, da figlie di immigrati. O almeno, a me piace pensare che sia così
  4. La meritocrazia esiste ancora. Davide Mazzanti, l’allenatore, ha 40 anni. Ha fatto una grande gavetta, è arrivato a essere coach della Nazionale per i suoi successi e non per altro. Serena Ortolani è l’opposta di riserva di Paola Egonu; non hai mai visto il campo. È sua moglie
  5. L’importanza del lavoro oscuro. Monica De Gennaro è stata premiata come miglior libero. Il libero è quello che può solo difendere. Ne prende tante, forti, si butta ovunque, sta più tempo distesa che in piedi, non ha mai la soddisfazione di poter fare un punto. Eppure è una colonna della squadra, anche se non appare sotto i riflettori della cronaca
  6. La forza di uno sguardo. La pallavolo non è uno sport di contatto fisico con gli avversari, ma si sente l’elettricità degli sguardi sotto rete. La comunicazione non verbale può essere assordante ed estremamente efficace
  7. La panchina che esulta. Un gruppo è fatto di titolari e riserve. Senza invidie, senza rivalse ma con la voglia di migliorarsi e di competere in modo sano. Le ragazze della panchina stavano in piedi in un’area di 3 metri quadri per tutta la partita e non hanno mai smesso di incitare le compagne. Altro che certi climi che si respirano in azienda!
  8. Resilienza in tempo record. Puoi subire un punto avversario, magari con un muro a tetto, quelli che il pallone ti finisce sotto i piedi ed è umiliante, ma poi sai che hai circa 15 secondi per tornare pienamente focalizzato sulla prossima azione. Non hai tempo per i rimpianti ma solo per fare meglio
  9. Si può vincere anche perdendo. Tutti abbiamo sognato la favola perfetta, la medaglia d’oro. Ci siamo fermati a due punti. Ma è il modo con cui sono arrivate a due centimetri dal traguardo che le ha rese epiche e degne di essere accolte in patria come se avessero vinto. Perché hanno vinto!
  10. Focus sull’obiettivo. Dopo neppure un’ora dalla premiazione, il tema più ricorrente nelle interviste delle ragazze e dello staff tecnico era l’Olimpiade di Tokyo 2020. Sguardo sempre avanti e never, never, never give up!

Ha ragione Mattarella quando dice che vorrebbe che l’Italia fosse come loro.

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